Negli ultimi anni, il concetto di Industria 5.0 è diventato uno dei pilastri delle politiche per l’innovazione industriale.
Non si tratta più soltanto di digitalizzare i processi, ma di costruire un modello produttivo capace di integrare automazione, sostenibilità e centralità delle persone, per rendere le imprese più resilienti e competitive.
Per le piccole e medie imprese manifatturiere, questo passaggio rappresenta una sfida concreta ma anche una grande occasione per migliorare efficienza, tracciabilità e qualità dei processi, in un contesto produttivo sempre più complesso e interconnesso.
Secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale delle PMI del Politecnico di Milano, le piccole e medie imprese, nonostante rappresentino una parte minoritaria del tessuto produttivo nazionale, generano un contributo rilevante:
Questi sono numeri che confermano il loro ruolo strategico nella crescita del Paese.
Sempre secondo i loro ultimi dati, è in crescita la spesa per la digitalizzazione. Infatti, oltre una PMI su due aumenta gli investimenti nel digitale, ma il 47% delle aziende non ha svolto attività di ricerca e sviluppo negli ultimi tre anni.
Il 2026 porta con sé una finestra di incentivi fiscali che possono diventare il perno dello sviluppo di molte aziende.
Con l’arrivo del 2026, la nuova Legge di Bilancio ha introdotto misure volte a sostenere la competitività e la sostenibilità delle imprese.
Tra le più significative, spiccano il rinnovamento dell’iperammortamento e della Nuova Sabatini, per gli investimenti in beni strumentali nuovi — materiali e immateriali — e favorire il rinnovamento tecnologico delle linee produttive.
Questo approccio premia le aziende che integrano i propri processi, misurano i risultati e sanno documentare i miglioramenti ottenuti in termini di tracciabilità, sostenibilità ed efficienza.
Introdotto per la prima volta nel 2017 e poi sostituito dal credito d’imposta negli anni successivi, l’iperammortamento torna con la Legge di Bilancio 2026 in una versione aggiornata, attiva fino al 30 settembre 2028, con aliquote sensibilmente più elevate rispetto alla versione originaria.
Si tratta di uno strumento fiscale che consente alle imprese di dedurre dal reddito imponibile una quota maggiorata rispetto al costo effettivamente sostenuto per l’acquisto di un bene strumentale.
In termini pratici: l’azienda acquista un macchinario o un software, e ai fini fiscali quel bene vale molto di più di quanto è stato pagato. Le quote di ammortamento vengono calcolate su questo valore maggiorato, riducendo l’imponibile – e quindi le imposte – anno dopo anno, seguendo il piano di ammortamento del bene.
Chi pianifica l’investimento con questa consapevolezza può costruire un vantaggio fiscale strutturato nel medio periodo.
Il percorso operativo prevede l’invio di tre comunicazioni principali: una preventiva, una di conferma e una di completamento. Inoltre, entro il 20 gennaio di ogni anno di fruizione dell’iperammortamento, deve essere inviata una comunicazione di monitoraggio.
La Nuova Sabatini è attiva dal 2013 ed è uno degli strumenti di finanza agevolata più utilizzati dalle PMI italiane. Il meccanismo è semplice: l’impresa ottiene un finanziamento bancario ordinario per acquistare i beni, il MIMIT riconosce un contributo in conto interessi calcolato su un tasso convenzionale. Il contributo non rimborsa il capitale, bensì abbatte il costo finanziario complessivo dell’operazione.
Con la Legge di Bilancio 2026 la misura è stata rifinanziata con 650 milioni di euro per il biennio 2026-2027. Le domande vengono accolte a sportello, in ordine cronologico, fino a esaurimento delle risorse.
Sono ammessi beni strumentali nuovi (macchinari, impianti, hardware, software e tecnologie digitali) per importi da 20.000 a 4 milioni di euro. Il finanziamento può coprire fino al 100% dell’investimento, con garanzia del Fondo PMI fino all’80%.
Per cogliere davvero le opportunità offerte dalla Legge di Bilancio 2026, le imprese manifatturiere dovranno dotarsi di strumenti capaci di garantire un flusso di informazioni bidirezionale e automatico con i vari sistemi aziendali. Solo così sarà possibile prendere decisioni rapide e basate su informazioni oggettive.
Dal punto di vista operativo, una macchina interconnessa è una macchina in grado di scambiare dati con gli altri sistemi aziendali, a partire dall’ERP. Un ordine inserito nel gestionale può arrivare direttamente alla macchina o al sistema MES, mentre i dati raccolti durante la produzione rientrano automaticamente nei sistemi aziendali, aggiornando lo stato delle attività in tempo reale.
Il responsabile di produzione vede lo stato delle macchine, i cicli completati, i fermi e le anomalie, senza attendere il report di fine turno. L’ufficio tecnico può intervenire mentre il problema è ancora in corso. La pianificazione lavora su dati aggiornati, non su stime.
Questo flusso continuo consente, quindi, di ridurre errori, eliminare attività a basso valore aggiunto e rendere più tempestive le decisioni.
Proprio per questo, l’interconnessione viene considerata uno degli elementi qualificanti dei progetti di trasformazione digitale: è la capacità dell’intera infrastruttura aziendale di condividere informazioni in modo strutturato e affidabile.
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La trasformazione 5.0 non è un traguardo immediato, ma un percorso graduale che richiede pianificazione, competenze e strumenti affidabili.
Investire oggi in soluzioni digitali significa anche prepararsi alle nuove opportunità e requisiti normativi, migliorando allo stesso tempo efficienza operativa e competitività.
CA Sistemi supporta ogni giorno le imprese in questa evoluzione, aiutandole a integrare tecnologie produttive e digitali in modo coerente e sostenibile.
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